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"Bella Ciao" di Tina Anselmi
Tina Anselmi - "Bella Ciao" - La Resistenza raccontata ai Ragazzi - Edizioni Bibilioteca Dell'Immagine, 2004
Ho regalato questo piccolo libro di 92 pagine e dal costo di 10 Euro alla mia figlia più grande in occasione del suo quattordicesimo compleanno. Devo dire che è veramente un bellissimo libro, particolarmente adatto a spiegare ai ragazzi di oggi perchè tanti uomini e donne hanno scelto la lotta partigiana e molti sono morti con l'orgoglio e la consapevolezza di stare dalla parte giusta a di fare umilmente il proprio dovere. La spiegazione di quel periodo e della barbarie nazifascista è fatta con il cuore, ed è particolarmente adatta a suscitare interesse ed emozioni nei ragazzi (e negli adulti), stimolandoli ad apprendere e ad aderire ai valori dell'Antifascismo rifiutando il relativismo revisionista e Berlusconiano che vorrebbe che, in fondo, fascisti e antifascisti, repubblichini e Partigiani sarebbero tutti ex combattenti allo stesso modo e per opposte ragioni ideali e che, a 60 anni di distanza, non avrebbe più senso distinguere. Nella prima parte il libro inizia con una domanda che i nipoti pongono alla Anselmi: "Zia, perchè la Resistenza ha combattuto il fascismo? Cos'è stato il fascismo?" e la Anselmi risponde in modo semplice e razionale, poi diventa più coinvolgente quando la Anselmi, rispondendo alla domanda "Com'è che dal rifiuto del fascismo sei passata alla Resistenza?" racconta la sua esperienza: A spingermi ad una decisione così fondamentale per la mia vita fu un episodio che determinò non soltanto me, che avevo appena 16 anni e mezzo, ma anche altre ragazze. Era il 26 settembre 1944, ed ero a scuola, frequentavo l'Istituto Magistrale a Bassano, quando i fascisti costrinsero tutti gli studenti a recarsi in Viale Venezia, ora Viale dei Martiri; i fascisti e i tedeschi avevano compiuto un grande rastrellamento sul Grappa, avevano catturato 43 giovani e li impiccavano agli alberi di Viale Venezia; tra quei giovani c'era il fratello della mia compagna di banco. Costrinsero la popolazione e noi studenti ad assistere all'impiccagione. Quell'episodio aveva drammaticamente accelerato la maturazione di certi processi culturali e di certe scelte di vita. Si trattava non solo di rifiutare la dottrina fascista, ma l'intera impostazione sociale che il fascismo faceva pesare sulla nostra vita. Quando ci siamo trovati di fronte gli alberi dove erano impiccati giovani innocenti, ci fu una reazione umana, maturò la convinzione, la consapevolezza da parte della gente, dei contadini, di operai e giovani studenti che bisognava operare per far finire la guerra ma che bisognava innanzitutto creare le condizioni migliori perchè - una volta finita la guerra, nella pace - l'Italia potesse riprendere il proprio cammino sulla strada della democrazia, della partecipazione. Nella seconda parte il libro continua con una breve storia del fascismo e parla del disprezzo delle libertà personali, dell'assassinio di Matteotti, delle leggi razziali e di alcune figure tra coloro che si opposero al fascismo come Amendola, Gramsci, Lussu i fratelli Rosselli, don Giovanni Minzoni. Nella terza parte il libro si chiude con le toccanti pagine delle lettere di condannati a morte della Resistenza. Regalare questo libro al figlio o nipote adolescente è veramente una ottima idea, ma anche utilizzarlo nelle scuole, magari cogliendo l'occasione di anniversari come il 25 Aprile o il Giorno della Memoria è una ottima cosa. Tina Anselmi, cattolica, è stata militante, dirigente e ministro della Democrazia Cristiana ma il suo antifascismo e la sua integrità morale le hanno guadagnato la stima di molti compagni ed il fatto che questo piccolo libro sia stato scritto da una Democristiana ne permette più facilmente il suo utilizzo nelle scuole, e non solo, senza paura di essere accusati faziosità. By Peppone at 2005-05-20 23:14 | Recensioni | aggiungi commento | letto 2252 volte
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Il PCI secondo PasoliniIl Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico.
In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Pierpaolo Pasolini, Il Corriere della Sera, 14 novembre 1974 |