Il Partito Comunista Italiano di Palmiro Togliatti

Vota comunista (1972)
Siamo un partito della classe operaia, un partito popolare e nazionale. Siamo il partito che ha dato il più grande contributo positivo agli sviluppi democratici della società italiana. Siamo il partito che in modo più conseguente ha mostrato la necessità che le forze democratiche, popolari, operaie siano unite nella lotta contro la conservazione sociale e la reazione, per il progresso democratico e per la pace.
Ci proponiamo di diventare più forti, di essere sempre meglio collegati con le grandi masse della popolazione e più rapidamente avanzare per rinnovare la vita intiera del nostro paese, aprire alle classi lavoratrici le vie del potere, far progredire l'Italia verso un ordinamento sociale nuovo.
Palmiro Togliatti

Palmiro Togliatti in due parole

Tessera del Partito Comunista del 1965
Palmiro Togliatti fu segretario del Partito Comunista Italiano dal 1927 al 1964, dirigente dell'Internazionale Comunista, combattente in Spagna in difesa della Repubblica.
Prese le redini del PCI dopo l'arresto di Gramsci, riparò all'estero, in URSS, per sfuggire alle persecuzioni fasciste. Ritornò in Italia nel dopoguerra, partecipò alla stesura della nostra Costituzione e rivendicò la "via Italiana al socialismo" fedele ai valori dell'antifascismo e della lotta democratica.
Morì nel 1964, al suo funerale parteciparono, commossi, un milione di persone.

Biografia di Togliatti in una pagina

Palmiro Togliatti Nacque nel 1893 a Genova. Nel 1919 fondò il periodico "L'Ordine Nuovo" insieme a Gramsci e partecipò al movimento dei consigli di fabbrica. Al congresso di Livorno del 1921 partecipò alla nascita del P.C.d'I. Nel 1926 per sfuggire alle persecuzioni del regime fascista fuggì all'estero, a Mosca. Rimase in esilio per diciotto anni, trascorsi soprattutto a Mosca, in qualità di rappresentante del PCI nella Terza internazionale della quale divenne segretario nel 1937. Dopo l'arresto di Gramsci, prese le redini del partito ormai messo fuorilegge dal regime dei fascisti. Il suo lavoro antifascista trovò il suo culmine a partire dal 1935 con l'avvio della politica di "unità antifascista" espressa nei fronti popolari.

Intervento di Togliatti all'assemblea costituente il 25 marzo 1947

Il 25 aprile 1947 Palmiro Togliatti intervenne all'Assemblea Costituente per la dichiarazione di voto con la quale i Comunisti annunciavano e motivavano il loro voto favorevole all'articolo 7 della costituzione, quello che dichiara "Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale."

Tale voto fu molto controverso in quanto i Socialisti e i Liberali erano contrari a tale articolo che, invece, venne approvato con il voto favorevole di Democristiani e Comunisti. In questo intervento emerge la grandezza di Togliatti e la capacità, dei Comunisti di allora, di adeguare il proprio comportamento nell'interesse dei Lavoratori e dell'Unità Nazionale


"Bella Ciao" di Tina Anselmi

Tina Anselmi - "Bella Ciao"
Tina Anselmi - "Bella Ciao" - La Resistenza raccontata ai Ragazzi - Edizioni Bibilioteca Dell'Immagine, 2004

Ho regalato questo piccolo libro di 92 pagine e dal costo di 10 Euro alla mia figlia più grande in occasione del suo quattordicesimo compleanno.

Devo dire che è veramente un bellissimo libro, particolarmente adatto a spiegare ai ragazzi di oggi perchè tanti uomini e donne hanno scelto la lotta partigiana e molti sono morti con l'orgoglio e la consapevolezza di stare dalla parte giusta a di fare umilmente il proprio dovere.

La questione morale di Enrico Berlinguer

«I partiti sono diventati macchine di potere»
Intervista di Enrico Berlinguer a Eugenio Scalfari, «La Repubblica», 28 luglio 1981
«I partiti non fanno più politica», dice Enrico Berlinguer. «I partiti hanno degenerato e questa è l'origine dei malanni d'Italia».

La passione è finita?
Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la DC: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora...

Palmiro Togliatti sull'eccidio di Modena (1950)

Alle salme dei sei cittadini di Modena,

caduti nelle vie di questa città il giorno 9 gennaio, ai familiari affranti dal lutto, alla città intera, che abbiamo visto stamane ancora impietrita dallo stupore e dal dolore, ai lavoratori di Modena e di tutta l'Emilia qui convenuti e qui presenti, porto l'espressione della solidarietà e del cordoglio profondo del Partito comunista italiano, del partito di Antonio Gramsci, del partito che lavora nello spirito di Lenin e di Stalin.

Credo però che nessuno, in questo momento ed in questa circostanza, vorrà contestarmi il diritto di recarvi l'espressione della solidarietà e del cordoglio di tutti gli italiani i quali hanno senso di umanità e di fraternità civile.

Togliatti un padre della Repubblica e fondatore di una sinistra nuova

Quarant'anni fa moriva Palmiro Togliatti. Intervistato da Paolo Franchi sul Corriere della sera del 21 agosto 2004, il leader dei DS ricorda il ruolo e i limiti di uno dei più positivi protagonisti della costruzione della democrazia in Italia

È possibile, a quarant’anni dalla morte, formulare un giudizio equilibrato su Palmiro Togliatti, o almeno sul Togliatti «italiano» del periodo 1944-64? E può tentarlo, questo giudizio, il segretario di un partito nato sulle ceneri del vecchio Pci? Piero Fassino pensa di sì. Ma a due condizioni. «La prima: non piegare la valutazione storica alle contingenze della politica attuale. La seconda: guardarsi dalla tentazione di rimuovere, perché nessuna nazione e nessun partito possono avere un futuro se recidono le proprie radici».

Enrico Berlinguer, una biografia di Luca Molinari

Enrico Berlinguer nacque a Sassari nel 1922 in una famiglia agiata della media borghesia cittadina (aristocratica ma antifascista) - (cugino di Francesco Cossiga di sei anni più giovane)
L’aria che respirò fin da bambino fu quella dell’antifascismo democratico e liberale del padre Mario, esponente dell’Unione Democratica Nazionale di Giovanni Amendola, poi del Partito d’Azione e, dopo la Seconda Guerra Mondiale, del Partito Socialista Italiano.
La cultura democratica ed antifascista portarono il giovane Enrico ad assumere atteggiamenti contestatari nei confronti del sistema ed ad aderire (a 14 anni), in forma segreta e clandestina, al Partito Comunista Italiano di cui diventerà uno dei massimi dirigenti.